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Bolli che ti ribolli...
di Lorenzo Tortoreti
Anche se il sole splende sulle nostre campagne e le temperature sono insolitamente miti per questa stagione dell’anno, siamo in pieno inverno. In barba al pazzo clima a me piace ricordare i tempi in cui a Gennaio mi riparavo a giocare al caldo nella vecchia casa dei nonni. Mi sedevo di fronte al caminetto e passavo il tempo divertendomi a lanciare i legni più freschi in mezzo alle fiamme e sentirli scoppiettare. Un altro dei miei passatempi preferiti era quello di rincorrere il povero gatto della nonna di solito spavaldo, ma così terrorizzato di fronte ai ceppi scoppiettanti, che mi divertivo ad umiliarlo. Ogni tanto facevo domande ai nonni indaffarati intorno alle pentole in cucina. Quando vedevo che tagliavano cavoli, cipolle e sedani mi incupivo perché odiavo le verdure. Ma il nonno mi guardava sorridendo dicendo che non dovevo preoccuparmi. Allora mi rincuoravo un po’,ma continuavo ad osservare diffidente le operazioni in cucina, mentre la nonna scolava i fagioli e mi domandavo perché li separava e ne schiacciava una parte con il passaverdura.
Intanto il gatto era sparito e dovevo andare a cercarlo sotto qualche letto, oppure la mia attenzione era richiamata dalle urla dei giochi di mia sorella e mio cugino; allora lasciavo la cucina di corsa dimenticandomi di domandare a cosa serviva quel pane così duro e perché i nonni non lo avessero buttato o dato ai polli.
Poi la nonna ci chiamava e informandoci che il pranzo era quasi pronto ci ordinava di andare a lavarci le mani e di aiutare ad apparecchiare. Nel frattempo il nonno aveva già messo la tovaglia lunga sulla tavola, il che voleva dire che qualcun’altro si sarebbe aggiunto. Per me era un segno lieto, infatti di li ha poco sarebbero arrivati anche i miei genitori per unirsi al pranzo. Intanto la tavola era stata apparecchiata con delle scodelle, triste segnale per me che odiavo la minestra. Assistevo imbronciato alle operazioni mentre i nonni servivano tutti. Osservavo il mio piatto, pronto a sbottare d’ira quando il nonno vi posò due fette di pane duro e vi aggiunse un po’ di quella cosa che stava nella pentola. Aggiunse un goccio d’olio prima di intimarmi di assaggiare senza fare storie. Titubante accostai il cucchiaio alla bocca e, seppur a malincuore e scartando le foglioline verdi che trovavo qua e là, mi resi conto che le mie lamentele erano ingiustificate e che quel piatto era veramente buono. Si trattava della Ribollita, piatto tipico della tradizione contadina toscana, un piatto povero, ma in grado di soddisfare i palati della mensa di un re. Crescendo capii anche la ragione per cui per questo piatto così saporito era stato scelto il nome di Ribollita. Capitava infatti che non riuscissimo a finire la minestra in una volta sola e la nonna ce la servisse di nuovo il giorno dopo. E ogni volta mi rendevo conto che ogni volta che la nonna la ripresentava era più buona!!!
Ribollita
INGREDIENTI:
- 1 ciuffo di cavolo nero
- 1/4 di cavolo verza
- 1 cipolla
- 2 patate
- 2 carote
- 2 gambi di sedano
- 300 g. di fagioli cannellini
- 2 pomodori pelati
- olio extra vergine di oliva
- sale e pepe
- 250 g. di pane casalingo raffermo
PREPARAZIONE:
Lessate i fagioli in due litri di acqua circa, dopo averli tenuti a bagno per una decina di ore.
Fate rosolare la cipolla tagliata a fettine nell'olio di oliva. Tagliate grossolanamente le altre verdure e aggiungete prima le carote ed i gambi di sedano. Poi sarà il momento dei pomodori pelati. Dopo qualche minuto aggiungete anche la verza, il cavolo nero e le patate. Fatele appassire per circa 10 minuti. Quindi unite l'acqua di cottura dei fagioli e la metà degli stessi. L'altra metà li aggiungerete dopo averli passati.
Regolate di sale e pepe e fate cuocere a fuoco basso per circa due ore. A questo punto aggiungete il pane duro tagliato a fettine, mescolate bene e fate bollire per altri dieci minuti.
Lasciate riposare e servite in piatti di coccio con un filo d'olio extra vergine d'oliva rigorosamente toscano dal gusto fruttato intenso.
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